martedì 11 settembre 2012

Ecco il "Lusi" del centrodestra: il tesoriere PDL tra bonifici, bmw e resort con soldi pubblici

Francesco Battistoni, neo capogruppo del Pdl al consiglio regionale del Lazio, sbatte in faccia al consigliere regionale Franco Fiorito una Bmw X5 e una Smart , 90 mila euro di macchine, accusandolo di aver acquistato tali vetture con i soldi del partito (cioè nostri) e poi averle usate per se. 

Franco Fiorito dal canto suo si esercita nel lancio della BMW, scagliando una 520 in faccia all’euro deputato Alfredo Pallone, accusandolo di aver lasciato “buffi” per l’utilizzo personale di quell’auto, debiti pari a 10milla euro fra multe, contenziosi, e interventi meccanici non pagati. 
Lo stesso Fiorito da ultimo capogruppo, prima di essere defenestrato da Battistoni, ha dovuto pagare quelle somme con i soldi del partito (cioè nostri). 
Non contento sempre Franco Fiorito, soprannominato non a caso "Bancomat", si produce nel titanico lancio di un intero autonoleggio, con annesse regalie per collaboratrici, contro Francesco Battistoni. 
L’accusa di Fiorito al nuovo capogruppo è quella di aver noleggiato più volte delle vetture per viaggi istituzionali ed essersi fatto accompagnare da alcune collaboratrici. 
Le spese, per diversi migliaia di euro relative al pagamento del noleggio e del soggiorno delle collaboratrici sono state sborsate dal partito (cioè da noi) . 
Per finire in bellezza la sequenza di questi lanci Fiorito accusa Battistoni di aver tradito la moglie con le suddette collaboratrici. Le corna sono a carico della moglie di Battistoni ( e, almeno queste, non carico a nostro). 
BRUTTA GENTE.

P.s.= Dal  2010 a oggi, il gruppo consiliare Pdl alla Regione Lazio ha speso esattamente 5 milioni e 976mila euro. A Franco Fiorito risultano intestati 753mila euro, con bonifici divisi in due tranche che dal Pdl transitano all’estero. Dalle segnalazioni di Bankitalia emergerebbe che sono stati incassati all’estero. Lo stesso Fiorito sarebbe correntista in ben cinque banche spagnole. A seguire, sotto la voce “bonifici senza specifica”, viene riportata la cifra di 1 milione e 426 mila euro. E ancora, “assegni senza beneficiari”: 846mila euro. 
Nei documenti bancari ci sono infatti due operazioni con destinataria un'azienda titolare di resort sulla Costa Brava in Spagna: uno di 10 mila euro, e un altro di 19 mila. Tutti con causale “soggiorno dell’onorevole Fiorito”. Che ora dovrà spiegare, quanto meno ai suoi, se si tratta o meno di spese di rappresentanza, che coincidono con il periodo di pausa estiva. 
Come dovrà giustificare anche i 235 mila euro di prelievi in contanti. 
Insomma, veramente BRUTTA GENTE. A CARICO NOSTRO.

domenica 9 settembre 2012

E De Magistris sentenziò: "Dietro Grillo ci sono i poteri forti" (!?!)

Giudizi negativi sulla democrazia interna del Movimento 5 stelle arrivano anche da parte del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ospite alla festa del Fatto Quotidiano al Parco della Versiliana.  Dal promotore della rivoluzione arancione, in passato vicino al comico genovese, arrivano dure critiche: “Io ho subito le invettive di Grillo e non apprezzo la logica dell’esisto solo io e tutti gli altri fanno schifo, che serve soltanto ad accrescere un proprio potere personale e non aiuta a favorire l”unità del Paese”. E poi ancora: “Dietro il comico diventato ad un tratto politico c’è un coagulo opulento di poteri forti, quello che di dice Favia è verosimile e non penso che la lotta per i diritti e contro le disuguaglianze possa venire da Grillo”. De Magistris nel frattempo lavora ad un nuovo movimento politico sulla scia della rivoluzione arancione che ha pervaso la città di Napoli: “Non voglio candidarmi, ma mettere al servizio del paese questa energia partecipativa sperimentata durante la campagna elettorale a Napoli,  un movimento non contro i partiti ma distante che possa spingerli al cambiamento”  

L'intervista integrale al sindaco di Napoli De Magistris: 

Movimento 5 Stelle: vale ancora il motto "Uno vale Uno"?


"Uno vale uno". Milioni di italiani si sono rivolti al movimento Cinque Stelle per questo slogan, perché da anni trovano chiuse le porte dei vecchi partiti, occupati da irremovibili burocrazie. Beppe Grillo prometteva e ancora promette democrazia dal basso, candidati presi dalla strada, valutati sulla base delle competenze e sottoposti al consenso della base, nella fedeltà assoluta al principio sacro: "uno vale uno".


Si tratta in gran parte di discorsi già sentiti da tutti i partiti padronali che hanno affollato la scena degli ultimi vent'anni all'insegna della politica delle "facce nuove", dalla Lega in poi. Ma tale deve essere la disperazione dei cittadini di fronte all'incapacità del sistema politico di cambiare, che anche stavolta hanno voluto crederci in massa. Man mano che il movimento di Grillo è cresciuto nei sondaggi e nei consensi reali, i comportamenti reali del capo e del suo alter ego, Gianroberto Casaleggio, cominciavano a contraddire i principi. "Uno vale uno", ma il marchio del partito è registrato commercialmente a nome di Grillo Giuseppe, "titolare di ogni diritto". "Uno vale uno", ma se un esponente di spicco e della prima ora, come Tavolazzi, pretende di discutere l'assetto proprietario dei Cinque Stelle, può venire espulso da un'ora all'altra dal padrone, che lo comunica alla sottostante base in un post scriptum di due righe e "non" segue dibattito. "Uno vale uno" e contano soltanto i voti dei cittadini, ma se il candidato Cinque Stelle più votato, Giovanni Favia, si lascia sfuggire giudizi pesanti sull'intoccabile Casaleggio e denuncia l'assenza totale di democrazia interna, diventa ipso facto un traditore, un venduto, un porco in combutta coi vecchi partiti, soprattutto col Pd, come scrive oggi il sito di Grillo. 

Specificando per la prima volta che il principio "uno vale uno" è stato "completamente travisato" e "non significa l'anarchia". Involontaria citazione da Orwell. "Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni sono più uguali degli altri".
Davanti a queste contraddizioni, i simpatizzanti di Grillo si dividono in due categorie. I fideisti assoluti e coloro che coltivano un ragionevole dubbio. Per i primi è inutile scrivere. Qualsiasi contraddizione del loro capo è da attribuire a un complotto contro di lui da parte della partitocrazia e dei suoi servi giornalisti. Grillo può dire e contraddire, lanciare o meno pogrom contro gli immigrati, assolvere la mafia dai peccati, inventarsi che la bomba di Brindisi era un attentato contro di lui, pagare o non pagare le tasse e giustificare gli evasori, aderire ai condoni di Berlusconi, inquinare con la sua barca mezzo golfo ligure, triplicare il reddito da quando fa politica, espellere un dissidente al giorno. Può denunciare il giornalismo al servizio dei partiti e poi pagare spazi televisivi e usare tirapiedi giornalistici a frotte. Oggi ce ne sono due sul sito, l'autore della scomunica a Favia, che scrive sotto evidente dettatura dei suoi capi politici Grillo e Casaleggio, dunque un portaborse, e un altro che denuncia i finanziamenti pubblici ai giornali (tema sul quale sono d'accordo), ma dimentica il più finanziato di tutti (l'Unità), dove guarda caso lui scrive. I fideisti sono d'accordo, a prescindere. Come i leghisti e i berluscones di ferro. Chi contesta è un venduto. 

L'altro giorno ne ha fatto le spese lo stesso Grillo, che per gioco aveva pubblicato su Facebook una finta prima pagina del Corriere con le accuse più assurde di finti compagni di classe sotto un titolo gigantesco: "Citofonava e scappava!". Ebbene, la maggior parte delle reazioni dei grillini era di questo tenore: "Giornalisti porci, che cosa non farebbero per le sovvenzioni!". "Vergogna, venduti!", "Lo facevo anch'io da ragazzo, sarebbe una ragione per screditare Grillo?", "Beppe, resisti!" e così via. È curioso come un movimento fondato da un comico raccolga tanti sostenitori del tutto privi di senso dell'umorismo.

Esiste poi, per fortuna, una maggioranza di potenziali elettori dei Cinque Stelle composto da cittadini dotati della facoltà del dubbio, che meritano una risposta seria e non un post affidato a un sicario. Anzi, molte risposte. Per esempio. Chi e con quali criteri deciderà le candidature al Parlamento del movimento? Qual è il reale ruolo della Casaleggio associati e a quale titolo? Non sarebbe il caso di restituire la proprietà del marchio ai militanti, invece di lasciarlo depositato alla Camera di commercio come fosse il brand delle odiate multinazionali? Non eravate contro il copyright, come i Piraten tedeschi? Perché sul logo deve per forza figurare il nome di un padrone, per giunta neppure candidato? Perché Grillo e Casaleggio non rispondono mai nel merito delle accuse sulla mancanza di democrazia interna, non si dice alla stampa sporca e cattiva, ma neppure ai propri militanti (Tavolazzi, Favia) o ad autorevoli esponenti del parlamento europeo? Per evitare equivoci, si tratta di domande molto meno gravi di quelle che abbiamo rivolto per anni ad altri leader, da Berlusconi a Bossi, da Bersani a Di Pietro o a Vendola, per la verità quasi sempre senza successo. Ma Grillo, che proclama di essere così diverso da loro, senz'altro ci risponderà. O no? Intanto dovrebbe almeno rispondere alla domanda lanciata sulla rete da Giovanni Favia. La stessa che prima o poi tutti i leader di partiti padronali si sentono rivolgere dai dissidenti: "Che fai, mi cacci?".

Curzio Maltese
9 settembre 2012